La Vendemmia 2002

Quella del 2002 è stata una delle vendemmie più difficili nella storia del vino italiano. Se si escludono pochissime zone (su tutte Alto Adige e Sicilia), l’annata è stata fortemente condizionata un po’ dappertutto dalle precipitazioni piovose, cadute abbondanti durante buona parte del periodo estivo. In Irpinia le cose non sono andate in maniera molto diversa, ma la specificità delle differenti sottozone, soprattutto nell’areale del Taurasi, consente di fare degli importanti distinguo.

La primavera è stata mite e regolare, con temperature e precipitazioni nella media, e ha determinato un germogliamento nella norma. Le temperature sono poi cresciute gradualmente nel mese di maggio e soprattutto nel mese di giugno, quando si sono registrate le temperature più elevate (Temperatura max: 36° C). Il clima favorevole in questi due mesi ha prodotto un’ottima fioritura e facilitato l’allegagione. La situazione si è completamente ribaltata nei mesi di luglio e agosto, caratterizzati da temperature molto al di sotto della media e da frequenti precipitazioni, soprattutto nelle ore pomeridiane.

Si è registrata una piovosità di circa 1.000 mm ad Avellino, con una distribuzione che ha influenzato tutti i mesi importanti per la fisiologia della vite (luglio 76 mm, agosto 52 mm, settembre 147 mm, ottobre 95mm) e che ha causato problemi di carattere fitosanitario e un forte rallentamento per la maturazione delle uve. In alcuni comuni della Valle del Calore, tuttavia, la piovosità è stata nettamente inferiore (500-700 mm) determinando delle condizioni specifiche per molti versi a macchia di leopardo.

L’autunno ha avuto un decorso mediamente caldo e ciò ha favorito nelle zone più umide e meno ventilate la comparsa di botrite. In molti vigneti, ed in particolare nel caso di vigne diradate, l’ingrossamento delle bacche con la pioggia ha portato alla rottura delle stesse con conseguente attacco del marciume acido.
Molti meno problemi si sono riscontrati nei siti collocati in alto, aperti e ventilati ed esposti a mezzogiorno o in quelli dove sono presenti cloni di aglianico dalla buccia più spessa e dal grappolo più spargolo. Discorso analogo va fatto per quei siti caratterizzati da terreni profondi e fortemente drenanti. Dopo un inizio estremamente piovoso, la seconda metà di ottobre ha regalato un periodo di tempo soleggiato, asciutto e con temperature al di sopra della media. In questa fase si è rivelata decisiva ai fini della qualità finale la possibilità o la scelta di posticipare ulteriormente la raccolta. Chi ha dovuto raccogliere verso la metà di ottobre si è trovato spesso a fare i conti con uve non completamente mature, con acidità piuttosto elevate. Chi ha potuto attendere la prima decade di novembre ed è riuscito a raccogliere uve ancora sane, si è giovato di un sensibile recupero delle gradazioni zuccherine, con alcune punte molto significative.

Anteprima Taurasi