Parlano i produttori che hanno partecipato alla rassegna

Antonello Urciuolo, produttore: "Sull’annata 2003 è opportuno tenere presente due aspetti per molti versi distinti. Dal punto di visto del lavoro in vigna e in cantina è stata una vendemmia che ci ha facilitato molto la vita perché l’aglianico è un vitigno aggressivo, acido, tannico, che ha bisogno di molto sole per maturare bene. L’invaiatura inizia a settembre e il caldo torrido non produce su quest’uva gli stessi effetti che ha su altre, insomma chi si aspetta di trovare il cotto e la marmellata non la troverà. Poi c’è un discorso che rigaurda anche il gusto personale e su questo posso dire di preferire i Taurasi del 2004 e 2005 perché più complessi aromaticamente e più austeri, ma per chi ama vini più pronti il 2003 è l’ideale".

Salvatore Molettieri, produttore: "Definisco la 2003 del Taurasi un’annata cremosa. Fuori dalla provincia di Avellino tutti dicono che è stata una vendemmia troppo calda e io mi fido però qualcuno mi deve spiegare come mai sui miei vini ho dei valori di acidità più alti del 2000 o del 1998. Sono duri e tannici e ci vuole un po’ di tempo ma sono molto contento".

Antonio Caggiano, produttore: "E’ difficile dimenticare un’annata come la 2003, non abbiamo mai avuto tanto caldo e tanto sole. Però, come sempre, la sera ci voleva il maglioncino. Chi conosce l’Irpinia sa che, bene o male, col clima che abbiamo le annate non si distaccano tanto l’una dall’altre, io per esempio nonostante il caldo ho vendemmiato con tre giorni di anticipo. E comunque, potendo scegliere, da noi è meglio un’annata a tutto sole che a tutta pioggia".

Carmine Valentino, enologo: "La 2003 è senz’altro un’ottima annata ma a mio avviso non è da annoverare tra quelle eccezionali e soprattutto dal passo lungo. I grandissimi vini, per me, vengono fuori dalle annate più fresche come la ’99 o la 2004 e, soprattutto la 2005. Ritornando alla 2003, credo che le migliori espressioni saranno rappresentate da quei vini che hanno fatto meno legno possibile e nel modo più intelligente. Normalmente l’aglianico ha bisogno di molto ossigeno per polimerizzare bene i tannini ma questa volta la maturazione polifenolica si è completata su pianta e bisognava lavorare in riduzione per conservare i profumi. In definitiva la 2003 non è assolutamente un’annata cotta, le acidità sono nella media, ma ha il difetto di esprimere poco la riconoscibilità del vitigno e delle sottozone".

Vincenzo Mercurio, enologo: "A mio avviso quando si parla di un’annata e del suo potenziale c’è spesso un equivoco di fondo, quello di interpretare chiusure e durezze come automatici indizi di una vocazione alla longevità e all’evoluzione. Dall’altro, invece, si tende a dubitare lì dove si manifesta fin da subito una situazione di equilibrio. Io credo che si debba sempre andare alle radici delle cose, ci sono equilibri passeggeri ed equilibri in grado di dare continuità, come se fotografassero e fermassero un momento per molto tempo. Nell’annata 2003 è successo qualcosa del genere: alcool, acidità, maturità dei tannini, profumi sono in grande equilibrio tra loro e non penso proprio che sia un millesimo da consumare frettolosamente".

Anteprima Taurasi